
Presentazione "Acqua e cibo"
La Fondazione Venezia per la Ricerca sulla Pace, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e il Centro Studi sui Diritti Umani, il 3 giugno alle ore 15.30 presso l’Aula Partesotti (San Giobbe, Cannareggio, 873), presenterà il volume dal titolo Acqua e cibo – Diritti al cuore della Pace. Saranno presenti la co-autrice, Prof.ssa Maria Laura Picchio Forlati e gli autori e autrici.
Di seguito la presentazione del libro realizzata dalla Prof.ssa Maria Laura Picchio Forlati, e dal presidente della Fondazione Prof. Antonio Silvio Calò.

L’uscita a stampa di questo Quaderno conclude una stagione molto sofferta nella vita della Fondazione “Venezia per la ricerca sulla pace”. Già prima della diffusione del Covid (2020) l’ente era stato addirittura avviato alla liquidazione. Neppure tale scelta era però maturata: neppure la richiesta di assistenza a tal fine ad un noto studio professionale aveva evitato all’ente uno stato di limbo. Piuttosto, da questa stasi la Fondazione si trovò letteralmente sbalzata in una nuova stagione nel 2023, con la nomina a Presidente di Antonio Silvio Calò. La sua designazione venne, a norma di Statuto, da Regione Veneto e Comune di Venezia (non dalla Provincia di Venezia: pur prevista dallo Statuto “Veripa” con lo status, al pari dei due enti appena menzionati, di Membro fondatore, per eccesso di zelo l’ente si era comunque dimesso dalla Fondazione in seguito alla legge del 2014 sul riordino delle Province: imponendo così un’ipoteca ulteriore su un suo even-tuale rientro).
Nella fase attuale della Fondazione – che è di bilancio ma anche, in qualche modo, di riscatto dalla fatica dei primi cinque lustri di vita – corre spontaneo il pensiero a quanto, per il periodo “difficile”, le iniziative della Fondazione abbiano beneficiato del sostegno creativo di Lauso Zagato. Dopo la prima laurea, in Storia, conferitagli in anni risalenti dall’Università di Padova, egli aveva conseguito alla fine degli anni ’80 una seconda laurea, in Giurisprudenza, presso l’Università di Ferrara. La sua tesi, dedicata in tale sede a La Politica di ricerca dell’Unione europea, gli meritò il premio dalla Commissione europea per la pubblicazione e, a seguire, il distacco dal ruolo di insegnante nelle Scuole secondarie a quello di docente dell’Università Ca’ Foscari. Nel frattempo, egli aveva del resto acquisito, per concorso, il titolo di professore associato di Diritto internazionale. Con questa qualifica egli fu incardinato dunque, nel 1993, nel Dipartimento di Scienze giuridiche di tale Università e, a seguire, in quello di Filosofia e Beni culturali.
La presentazione di questo Quaderno nella collana della Fondazione offre dunque la possibilità di esprimere la riconoscenza dovuta a Lauso Zagato che, per vent’anni, non ha lesinato scienza e cultura nell’animare, tra le attività istituzionali complementari alla sua docenza universitaria, iniziative sinergiche con i fini e programmi della Fondazione. Fra queste attività spiccano quelle volte a favorire una presa di coscienza collettiva circa la centralità, per la costruzione della pace, della protezione e difesa delle identità culturali. Esempio di questa sinergia sono i risultati (trasfusi ora, aggiornati, in questo Quaderno), di due iniziative seminariali promosse a sua cura (Ca’ Foscari, 12 dicembre 2015 e, rispettivamente, 13 dicembre 2016) per sottolineare l’anniversario, il 10 dicembre, della Dichiarazione universale dei diritti umani proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1948. Agli autori di oggi va un particolare grazie, dunque, per l’impe-gno profuso nel riprendere, a distanza di anni da quelle iniziative, considerazioni di fondo in parte condivise allora: facendoci toccare con mano la perdurante ipoteca del potere dei pochi sui beni per vivere essenziali alle moltitudini.
Un grazie particolare va ai nostri autori per aver assicurato, alla molteplicità di discipline e ambiti sociali evocati dai loro scritti, quel punto di vista del diritto che – nei vent’anni percorsi dalla Collana della Fondazione – è stato egemone. Certo, nel prossimo lustro il rinnovo del Consiglio scientifico assicurerà un riequilibrio interdisciplinare nelle piste di lavoro che conformeranno ai fini statutari l’attività scientifica della Fondazione. In questo Quaderno 7 peraltro, epilogo fra altri dei primi 25 anni di vita dell’ente, il confronto con il diritto serpeggia ancora ineluttabile, e lo fa attraversando il vissuto di conflitti sociali che, conosciuti per lo più dal di dentro, permettono comunque una percezione nitida dei problemi da condividere. Solo le prime pagine di questo Quaderno, ariose, prescindono da tale confronto: sono il lascito di Pino Goisis che, autodefinitosi per anni “filosofo nella città”, ha provvidenzialmente aiutato Venezia a vivere anche la ricerca sulla pace senza frontiere disciplinari.
Nel dipanarsi degli scritti inclusi in questo Quaderno, il diritto costituisce dunque ancora, in particolare nella prima Sezione, la nota dominante. Questa è con-centrata sull’acqua attorno al contributo di tre giuriste internazionaliste (Fiora-vanti, De Vido, Pace: rispettivamente delle Università di Ferrara, Ca’ Foscari di Venezia, Napoli L’Orientale); chiude però dando conto dell’impegno sul campo del Comitato “Acqua Bene Comune” di Padova.
Dal primo di quei contributi emerge in particolare che, per i fiumi internazionali, la condivisione delle acque si impone anche in costanza dello stato di guerra tra Stati rivieraschi (Fioravanti). L’acqua infatti, come il cibo, è oggetto di diritti fondamentali da rispettare anche tra Stati belligeranti. Il contributo offerto da De Vido assicura dal canto suo un quadro articolato e illuminante della tutela assicurata ai servizi re-lativi all’acqua nell’Unione europea; stigmatizza però il silenzio ostinato del “legislatore” comunitario circa l’afferenza di tale bene ai diritti fondamentali della persona e dei gruppi: donde la compressione in prospettiva degli strumenti di tutela – individuali e collettivi – minuziosamente rilevati dall’autrice come azionabili.
Pace, infine, inserisce il tema dell’acqua nel quadro normativo soft consacrato nel 2015 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite alla tutela dell’ambiente, riconducendo la strategia Acqua pulita e igiene come diritto umano all’Obiettivo 6 dell’Agenda 2030. L’autrice arricchisce il tema di preziosi riferimenti giurisprudenziali abbozzando un confronto fra prassi attuative che può risultare comunque fecondo per quegli ordinamenti interni in cui la democrazia partecipativa è meno “intensa”.
Quanto all’impegno sul campo attorno ai servizi di erogazione dell’acqua, nel presente Quaderno la dimensione giuridica emerge di necessità dal confronto-scontro di più lustri con le autorità locali ingaggiato da organizzazioni della società civile del Veneto per denunciare l’attacco diffuso alla salute costituito dalla presenza, nell’acqua ufficialmente potabile del Veneto, della più alta concentrazione di PFAS registrata in Europa. Resta che, nel concreto, solo l’offerta diffusa di partecipazione finanziaria al controllo dei servizi di erogazione sembra essere riuscita ad avere in qualche modo ragione di quel confronto-scontro.
Di grande ispirazione nel realizzare questa prima parte del Quaderno è stato il Premio Nobel dell’Acqua 2023 Andrea Rinaldo, Presidente dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Battaglie ed esplorazioni scientifiche tra le più coinvolgenti degli ultimi anni sul ruolo degli studi idraulici per la giustizia sociale a livello planetario lo hanno avuto infatti protagonista, e con una posizione di militanza addirittura ereditaria, rispetto al problema della sopravvivenza di Venezia insulare ai cambiamenti climatici. Promette d’altronde sviluppi innovativi l’apertura, in Centro storico a Venezia, di una sede di Algae Scope: gruppo eterogeneo di esperti che studia l’utilizzo di bioderivati dalle alghe per rimuovere i PFAS dannosi e rigenerare l’oceano.
Ma veniamo alla Seconda Sezione del Quaderno 7, dedicata al cibo. La Sezione è aperta da Piero Confalonieri, studioso di Terra nuova, Centro per la solidarietà e la cooperazione tra i popoli che – muovendo da una militanza vissuta a tutto campo in una dimensione internazionale – narra la presa che i diritti proclamati riescono ad esercitare sul campo: e non solo sulle realtà sociali attraversate, ma nella coscienza diffusa di coloro che, di quei diritti, sono i destinatari.
Resta che, anche in questa seconda Sezione, la dimensione giuridica domina e – nei due studi più ampi di questa pubblicazione (Pinton e Piratti) – con specifico riguardo al diritto internazionale. In particolare, privilegiando per la maggiore ricchezza di significati il termine “alimentazione” piuttosto che “cibo”, Pinton porta in primo piano norme e prassi assai disparate, che impongono livelli di compressione elevati al godimento degli specifici diritti che vi sono connessi, e specie a carico di gruppi svantaggiati. Al crocevia dei molteplici piani esplorati lo scritto affronta l’annoso problema delle condizioni alle quali, come portatori di un interesse giuridicamente seppur non specificamente tutelato dal diritto internazionale, Stati stranieri possano comunque intervenire, anche unilateralmente, a difesa delle vittime di violazioni del diritto al cibo.
Dal canto suo, Piratti tratteggia l’accesso al cibo come problema giuridico internazionale in Africa mantenendolo su due piani distinti: alla stregua, cioè, di disposizioni e prassi rilevanti nell’applicazione e portata del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite e, rispettivamente, della Carta Africana dei diritti dell’uomo e dei popoli. La disanima offerta è preziosa perché incrocia, valorizzandola, la prassi applicativa nell’uno e nell’altro ambito al di là di quanto in particolare gli organi regionali di garanzia siano disposti a fare. E proprio il panorama della prassi, dal caso Ogoni al caso Talibés, rende tale disanima più coinvolgente.
Segue, sul rapporto fra diritto al cibo e sovranità alimentare, una diagnosi-campione esemplare nella sua brevità: offerta da Serena Baldin quando, alla luce di dati quantitativi di immediata lettura, tratteggia il profilo giuridico-costituzionale del Nepal. L’attenzione spazia invece a livello globale con le tabelle offerte dall’economista Zonin per illustrare il fenomeno, diffusosi nei primi lustri del nuovo millennio, dello sfruttamento straniero a fini agricoli di vastissime superfici di terra appartenenti agli Stati più diversi, e nei diversi continenti. Tale sfruttamento, per lo più a termine, consacra forme di insediamento temporaneo su larga scala diffusesi con il nuovo millennio. Resta che, alla scadenza dei contratti – censiti per durata, categoria, luogo geografico-politico dalle tabelle prodotte – le terre vengono lasciate “esauste”: non più utilizzabili a breve, cioè, a fini produttivi.
Il Quaderno si arricchisce, a questo punto, dell’intensa e stringente requisitoria di Omizzolo contro il saccheggio delle terre date in affitto ad enti stranieri a tempo determinato specie in Africa e Ucraina: saccheggio che l’autore bolla come la forma più clamorosa di globalizzazione realizzata dal capitalismo finanziario dall’inizio di questo secolo. Le sue pagine, chiuse al 31 dicembre 2024, non registrano ancora la caduta del Governo di Assad in Siria o i più recenti colpi di scena attribuibili al Presidente USA e al suo entourage nella politica internazionale; offrono peraltro un quadro a tutto campo della trasformazione delle terre in risorse puramente finanziarie offerte, e per lo più in forme privatistiche, a Stati e operatori stranieri. Di qui la denuncia di un’incompatibilità in radice fra tale uso e la soddisfazione su larga scala del diritto al cibo delle popolazioni locali.
Chiude la Sezione 2 di questo Quaderno Lauso Zagato, individuando nel cibo uno strumento potente di costruzione e condivisione identitaria. Con la sua consueta attenzione al ruolo del patrimonio culturale immateriale nella difesa delle identità, l’autore esalta il cibo come veicolo di conoscenza reciproca fra individui e popoli. Innestato in una consuetudine di confronto-incontro generalizzato, tale veicolo viene visto capace di animare il quotidiano indirizzandolo verso una pace passibile di reggere alla distanza.
Felicemente, il Quaderno 7 è chiuso non da Conclusioni, bensì – e in inglese: lingua di accesso alla quota di universalità sin d’ora possibile – da Prospettive: idonee, queste ultime, a collegare biodiversità e tutela dei diritti umani. A firma di Pier Carlo Zingari, con le loro 4 R (resources, rights, responsibilities and respect) tali Prospettive ben tratteggiano il “non ancora” che le voci raccolte dal Quaderno hanno evocato.



